La riserva artificiale e la “vera campagna”

ottobre 17, 2006

BOZZA.. POST INCOMPLETO

Una tra le aree ad alto valore paesaggistico è sicuramente la riserva Tevere Farfa, vicino a Nazzano.

Questa riserva, come molti altri luoghi, racchiude dei paradossi non indifferenti.
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Prima di raccontare questo luogo è da evidenziare come per giungervi, dal Monte Soratte, attraversiamo una zona collinare abbastanza estesa tra il Monte e la linea Ferroviavia ( la TAV) da una parte e l’autostrada e Tevere dall’altra.

Forse per la mancanza di grandi centri abitati, forse per l’esistenza di questi due limiti naturali (il Tevere e il Soratte), forse a causa delle due grosse infrastrutture (L’autostrada e la ferrovia)… in questa zona abbiamo avuto tutti l’impressione di trovare la “VERA CAMPAGNA ROMANA“.

E’ come se ci fossimo immersi in una altra dimensione, totalmente slegata dalle dinamiche contemporanee di Roma, ma immersi nei significati romantici e stereotipati di questi luoghi.

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Questo è stato l’unico luogo in cui ci siamo immersi in questa dimensione fuori dal tempo.

Il tutto è stato interrotto avvicinandoci all’autostrada e a Nazzano dalla comparsa di grossi appezzamenti di terreno circondati da sfavillanti cancellate, con grandi ville residenziali, macchine familiari o fuoristrada di grande cilindrata, cani da guardia e così via.

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Superata la barriera dell’autostrada verso Nazzano giungiamo finalmente alla riserva Tevere Farfa

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Qui ci accoglie un gentilissimo operatore che ci deve portare a fare un giro in un Battello pulito che funziona a Pannelli Solari (ma purtroppo i pannelli erano rotti così siamo andati a gasolio).

La chiaccherata con lui fa emergere un profilo molto simile a quello dei giovani del Soratte: la riserva naturale puà diventare risorsa anche economica della zona, e ci si aspettano investimenti.

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Ci fa notare un cantiere abbandonato e ci racconta come spera che diventi un resort hotel per attrarre turisti. In tutto ciò il Tevere è visto come zona umida e naturale da preservare e far fruttare in termini di turismo. Il fatto che sia anche un infrastruttura acquea è totalemente escluso.  E’ vietata addiritura la navigazione nel tratto prima di una grande centrale idorelettrica.

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Questo ci incuriosisce molto e proviamo ad andare a fondo.

Scopriamo che:

– La riserva e la zona umida nascono dopo il 1960 con la costruzione della centrale idroelettrica che rallenta le acque  del tevere e fa innalzare i fondali.

-Prima la zona era un normale tratto del fiume senza grandi peculiarità, quindi dobbiamo alla centrale idroelettrica l’esistenza della  riserva.

-C’è un problema di controllo della fauna. Un esempio ne è la proliferazione del cinghiale ungherese, che fa un sacco di cuccioli e rovina i raccolti. Utile per i cacciatori ma specie invasiva e quindi pessima per la biodiversità della riserva. Un controllo stratto è fatto su questa specie abbattendone molti esemplari. In poche parole la riserva è gestitae forse più controllata di un parco urbano. Avvistiamo un cinghiale che si abbevera sulle sponde.

Ritonati dal viaggio in battello attraversiamo la riserva immergendoci nell’immagine stereotipata di riserva naturalistica: osservatori per bird watching, materiali naturali.. sembra una disneyland naturalistica.

Usciti dalla riserva troviamo il primo grande insediamento industriale abbandonato: le fornaci di Fiano Romano. E propio in questo posto, inaspettamentente.. c’è il primo gregge di pecore che sta pescolando.

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Provaquesta è una prova

ottobre 16, 2006