Percorso 3 Tevere Monti Sabini

Questo Blog vuole contribuire al progetto più ampio “campagnaromana” organizzato da osservatorio nomade .

Per spiegare meglio allego un testo di Lorenzo Romito, che insieme agli altri “Osservatori Nomadi” ha animato tutto il progetto.

CampagnaRomana
verso una nuova dimensione urbana oltrecittà

” A few present-day observers have gone so far as to proclame that this current urban transformation may be the most dramatic in the more than 10.000-year history of urbanization. I am also attempt to raise the speculative possibility that the still on going transition from the modern to the post modern metropolis may eventually lead to a fourth Urban Revolution.” (Edward W. Soya, Postmetropolis, critical studies of Cities and Regions. 2000)

La popolazione del Comune di Roma decresce impetuosamente, secondo i dati ISTAT il comune di Roma ha perso 187.104 abitanti nel decennio 91/01 (6,8 % della popolazione). Se si considera il contestuale aumento della popolazione residente nei centri extraurbani interni al territorio comunale (+73.410 ab.) ad aver lasciato la città, quella fatta di centro, quartieri consolidati e periferie, sono circa 260.000 persone. Dalla città antica, i Rioni, sono partiti in 30.500, da quella consolidata, i Quartieri, 225.924, e anche dai suburbi qualcuno è andato via (-3.812). Una lieve flessione sembrerebbe colpire anche la Provincia (-1,6%), ma ad eccezione del Comune di Roma, di qualche grande centro come Civitavecchia e Tivoli dove è anchè lì iniziato un processo di suburbanizzazione e delle aree montane e isolate che continuano a perder popolazione, i Comuni della Prima e Seconda fascia attorno a Roma hanno accolto complessivamente 116.951abitanti, con degli aumenti percentuali di popolazione impressionanti: Ardea +58,5%, Ladispoli +55,1%, Labico +50,1%, Anguillara + 41,2%, Cerveteri e Gallicano +29,8%. Anche nelle altre province del Lazio gli unici comuni che mostrano altissimi aumenti di popolazione sono quelli entrati, al di là dei limiti amministrativi, nell’area di “esondazione” della città di Roma. Nella provincia di Latina la città di Aprilia ha avuto un incremento di popolazione tra il ’91 e il 2001 di 9000 abitanti (+19,1). Nella provincia di Viterbo, molti piccoli comuni facilmente raggiungibili da Roma hanno avuto incrementi di popolazione consistenti: Monterosi, +36%, Fabrica di Roma +27,2%, Oriolo Romano +24,9%, Nepi +23%. Meno eclatanti ma coerenti i dati della Bassa Sabina, unica parte prossima a Roma della distante provincia di Rieti, Frasso Sabino + 19%, Fara Sabina +16%, Scandriglia +15,7%. Diverso la situazione di Frosinone storicamente connessa con Roma, con centri industriali medio grandi lungo l’asse Autostradale e ferroviario della valle del Sacco, anche qui si rilevano aumenti di popolazione, percentualmente più bassi vista la maggiore dimensione dei centri: Frosinone + 2821 ab. (+6,2%), Alatri + 2030 ab. (+8,1%), Ferentino + 954 ab. (+5%).
Ci sono polemiche in corso sulla veridicità dei dati ISTAT, che farebbero perdere a Roma due deputati e un senatore, nonchè 150 milioni di contributi statali (Corriere della Sera, Tempo, Unità, Libero e Giornale del 6 agosto 2005). Ma il fenomeno sicuramente esiste è macroscopico e non tende a ridursi. Anzi negli ultimi cinque anni, in assenza di dati statistici complessivi, la percezione del fenomeno è enormemente cresciuta, basta vedere il grido di allarme dei comuni della provincia che iscrivono ogni anno migliaia di nuovi residenti, molti stranieri, nei loro registri anagrafici, o guardare ai flussi sempre maggiori di traffico nelle aree esterne alla città, o alle enormi pubblicità di complessi da sogno immersi nella natura “a solo mezz’ora da Roma” o anche solo sentire i conoscenti per sapere che moltissimi si sono trasferiti “fuori”o hanno intenzione di farlo.
Dietro tale fenomeno ci sono complesse dinamiche sociali ed economiche, molte comuni alle grandi aree urbane occidentali e legate a processi globali di trasformazione, altre invece specifiche, legate al territorio e alla sua storia, come ad esempio la grande qualità storico -ambientale della Campagna Romana e la ben più solida infrastrutturazione ferroviaria regionale, nove direttrici ferroviarie escono dalla città, a confronto delle due sole linee metropolitane che la attraversano.
E così, sotto gli occhi di tutti ma nella distrazione generale, la campagna viene invasa da infrastrutture, residenze, grandi aree commerciali, centri d’eccellenza, servizi, parchi a tema, l’immigrazione emigra e raggiunge i piccoli borghi e li ravviva, generando nuovi conflitti, la campagna per sopravvivere incassa sussidi, cerca di farsi parco, produce biologico e accoglie turisti. Una trasformazione del rapporto tra Roma e la Campagna Romana, senza precedenti. Una trasformazione che rappresenta – urbanisticamente, socialmente ed economicamente – la definitiva metamorfosi della “città eterna” e del suo territorio in qualcosa di cui ancora non si conoscono contorni e contenuti.
Come chiamare tale fenomeno di appropriazione e risignificazione che l’urbanità diffusa fa dei paesaggi rurali e naturali? Come cercare di comprendere e rappresentare questo esteso territorio investito da processi materiali e immateriali di metropolizzazione? Come capire se su questo terreno si sta configurando una nuova “costituzione” sociale e culturale dell’individuo?
Queste dinamiche ancorchè caotiche stanno iniziando a configurare una realtà territoriale emergente, non pianificata ma autodeterminante, dai confini e dagli esiti incerti, a cui abbiamo dato la denominazione transitoria di Oltrecittà. Realtà che necessita nuove modalità di indagine, di gestione e di progettazione del territorio.

Dal 10 al 15 luglio la rete dell’Osservatorio Nomade animata da Stalker ha varato un nuovo progetto di ricerca (www.campagnaromana.net) con il sostegno della Provincia di Roma.
Più di cento persone hanno attraversato lungo otto direttrici radiali la Campagna Romana dirigendosi a piedi verso Roma. Punti di partenza le stazioni ferroviarie sulle diverse direttrici regionali raggiungibili con un’ora di treno dal centro città: Civitavecchia, Bracciano, S.Oreste, Subiaco (treno + bus), Colleferro, Velletri, Anzio, Fiumicino. Ogni gruppo esplorativo – costituito da un urbanista, uno scrittore, un fotografo, ricercatori e studenti di diverse discipline dalle università di Roma, Venezia, Barcellona, Delft e N. Y. – ha impiegato cinque giorni di cammino per raggiungere il campo base presso Valle Giulia nella Villa Borghese a Roma, dove in una notte gli otto gruppi hanno raccontato a caldo le loro esperienze.

Una azione collettiva che ha voluto sancire l’inizio di un progetto di ricerca sulle grandi trasformazioni in atto nel rapporto tra la città di Roma e la Campagna Romana, territorio molto esteso e di altissimo valore storico e paesistico incredibilmente variegato dal punto di vista ambientale, rimasto per secoli in stato di semi abbandono dato il carattere accentratore e burocratico della Capitale dello Stato Pontificio e poi d’Italia.
Questo progetto ipotizza l’emergere di una nuova dimensione territoriale, che sta prendendo forma attraverso inediti conflitti e correlazioni generati dal dispiegarsi delle omologanti dinamiche metropolitane sul diversificato territorio della Campagna Romana. E’ in atto un intensificarsi senza precedenti delle interazioni tra sistemi urbani, ecosistemi naturali e reti infrastrutturali e tra le diverse modalità con cui questi territori vengono oggi percepiti ed abitati.
La specificità di tale processo nel contesto romano è che potrebbe costituire una modificazione del paradigma di sviluppo urbano di Roma da centralizzato e gerarchico a reticolare e complesso.
Questa nuova dimensione territoriale emergente estende le sue trame attraverso i confini amministrativi, ambientali e culturali coinvolge le realtà storiche e gli ambienti naturali ne sta trasformando le identità. Dal piccolo mondo delle città e delle campagne che prescrivevano comunità, storia, identità, appartenenze e futuro, allo spazio infinito del territorio metropolitano dove ad oggi sono il conflitto e il consumo a stabilire le nuove regole sociali.
Il processo in atto è un processo dirompente e instabile che abbisogna di essere riconosciuto e guidato perchè le forze omogeneizzanti della urbanizzazione diffusa di matrice romanocentrica non abbiano il sopravvento sulla diversità biologica e culturale del fragile territorio che stanno investendo rischiando di portare l’intero sistema al collasso.
Una più sostenibile articolazione tra dinamiche centrifughe e centripete, una reinvenzione non solo degli strumenti di lettura e analisi del territorio ma anche degli strumenti amministrativi e gestionali nonchè di quelli progettuali potrebbe far emergere nel singolare e tumultuoso contesto romano nuove modalità di coabitazione tra città e campagna e inedite forme di cittadinanza.
“ L’aumento di diversità prodotto da anelli mutuamente stimolanti avrà vita breve a meno che gli elementi eterogenei non vengano intrecciati, ovvero formino una trama. Maruyana sostiene che questa eterogeneità può procedere seguendo due vie: la localizzazione e l’intreccio. Nella localizazzione l’eterogeneità tra località aumenta, anche se ogni regione può restare o diventare omogenea. Nell’intreccio l’eterogeneità di ogni località aumenta, mentre la differenza tra località diminuisce. In altre parole il pericolo della retroazione positiva è che la produzione di eterogeneità pura e semplice generi isolazionismo (una grande diversità di conventicole ognuna omogenea al suo interno). Di qui il bisogno di elementi intercalari che aiutino ad articolare la diversità senza tendere all’omogeneizzazione.” (Manuel De Landa, Mille anni di storia non lineare. Rocce, germi e parole. Torino 2003)

Abbiamo scelto la forma dell’esperienza collettiva alla deriva attraverso il territorio da investigare come momento iniziale e quasi “iniziatico” per quanti hanno aderito a questo progetto convinti che questa pratica, che da più di dieci anni chiamiamo Stalker, sia utile non solo nello stabilire un rapporto diretto ed immediato, privo di presunzioni e pregiudizi con il territorio in trasformazione, ma anche perchè fa del ricercatore parte integrante della ricerca, osservatore partecipe, impedendogli di sottrarsi alla realtà e al suo divenire.
Abbiamo voluto iniziare con un percorso attraverso questa incerta realtà in fieri senza affidarci alle mappe del conosciuto, cercare tracce e segnali del cambiamento, cogliere attriti e mutamenti in atto lungo le linee di confine tra le identità territoriali e culturali in gioco.
Il primo interrogativo di una ricerca che fa dell’esperienza diretta del territorio il suo momento fondante non può che essere legato alle possibilità conoscitive di un tale atteggiamento: Esistono tracce e segnati che sfuggono a censimenti e statistiche, allo sguardo omnicomplensivo del satellite, a tutti quegli strumenti verticali e verticistici ai quali ormai si affidano senza reticenze aministratori e progettisti ?
Un secondo interrogativo nasce dalla possibilità e dall’esigenza di riemengere da una così intensa esperienza con appunti, immagini, stimoli e sensazione con cui inizare a comporre una narrazione condivisa, fondante per il gruppo di ricerca e per la stessa possibilità della geografia emergente prima supposta e poi ricercata.
Quale valore può avere la costruzione di un storia di storie attraverso cui far guardare al processo di trasformazione in atto? Si tratta di dar vita ad un immaginario collettivo che possa aiutare a percepire l’inedita geografia di questa realtà in fieri da parte degli abitanti e degli amministratori. Di sostenere la nascita di una possibile identità che possa ridurre il senso di spaesamento in atto attraverso la perdita delle identità locali, avvalorando la necessità per i futuri cittadini dell’Oltrecittà, già agita ma non ancora percepita, di elaborare identità molteplici, non schizofreniche, ma coesistenti e condivise.
“ E, cosa straordinaria, abbiamo bisogno di storie. Se, come suggerirò, noi non possiamo predefinire lo spazio delle configurazioni, le variabili, le leggi e le condizioni iniziali e al contorno di una biosfera, possiamo pur tuttavia raccontare le storie mentre essa si dispiega. Le biosfere esigono i loro Shakespeare non meno dei loro Newton. Noi dovremo così ripensare la natura stessa della scienza. le due culture ci Charles Percy Snow, umanesimo e scienza, potrebbero scorpire un punto di unione inatteso e inevitabile.” (Esplorazioni evolutive, Stuart Kauffman. Torino 2005)
L’ambizione che il nostro progetto di ricerca possa coevolvere con la realtà investigata ed interagire con essa contribuendo ad evincerla e quindi anche solo in minima parte a determinarla, non è frutto di arroganza e supponenza, ma un tentativo iscritto in una pratica conoscitiva sperimentale, quella dell’Osservatorio Nomade, dove il sogetto che realizza la ricerca e l’ oggetto della ricerca sono territori parallelamente indagati.

Convocare urbanisti, fotografi e scrittori al racconto di un territorio in trasformazione attraverso una pratica esperenziale è stato fatto, si tratta ora di elaborare storie racconti e immagini. Ma come convocare la scienza, come chiamare a raccolta attorno al divenire urbano fisici, matematici, neurologi etc… Qui l’azzardo è ancora più grande, ho provato attraverso le mie incursioni nella letteratura scientifica e con qualche amicizia tra i precari della ricerca avanzata ad abbozzare tre ambiti di restituzione cartografica, basati sul possibile utilizzo delle geometrie non euclidee, nel tentativo di restituire il complesso sistema di relazioni dinamiche che sta dando vita all’Oltrecittà.

Si tratta di tre concetti da rappresentare attraverso tre geometrie non euclidee , chiedendo supporto alla ricerca scientifica, nel tentativo di cartografare le dinamiche complesse della trasformazione. Il concetto di distanza da cartografare attraverso la teoria delle reti, quello di appartenenza, attraverso l’insiemistica e quello di emergenza con la geometria dei frattali.
Tali ambiti cartografici concettuali e l’uso di altrettante geometrie costituiscono un tentativo di disegnare la geografia di relazioni dinamiche che agitano la Campagna Romana. Si tratta di concetti trasversali rispetto agli approcci disciplinari al territorio, e sono concetti oggi sottoposti a grande rielaborazione critica sia in ambito scientifico che umanistico.

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